MADRI

(Dal comunicato stampa)

“Madri”, uno degli spettacoli della nuova drammaturgia italiana più apprezzati dal pubblico e dalla critica, arriva al Teatro di Ragazzola sabato 7 novembre alle ore 21.15. Testo di Diego Pleuteri, con Valentina Picello – Premio UBU 2025 Migliore Attrice e Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro 2025 – e Vito Vicino, per la regia di Alice Sinigaglia.

Due interpreti magistrali mettono in scena una prova di pura esposizione emotiva, forti di una scrittura che mescola, senza perdere tensione, realismo, flusso di coscienza e comicità incline al grottesco. La regia sonora trasforma gli oggetti di scena in sorprendenti strumenti drammaturgici.

Un ragazzo torna a fare visita alla madre. La trova in una sorta di trance verbale ininterrotta, affannosamente china sulle scatole che occupano il salotto. Cerca un vecchio articolo di giornale, conservato chissà quando, perché contiene una citazione che non riesce a completare: “Di intimo c’è rimasto solo…?”. La scena è volutamente dimessa: un’anonima cucina di un ancor più anonimo interno, disseminata di scatoloni e lampade, sul fondo due leggii, qua e là qualche microfono, una poltrona, un tavolo e due sedie per un generale senso di disordine. Fuori piove. È un pomeriggio grigio. La donna è convinta di aver conservato quel ritaglio e lo cerca fra le scatole che occupano il salotto. Il ragazzo, arrivato a farle visita, finisce coinvolto. La semplice visita di cortesia diventa pretesto per la rappresentazione di un sogno, o forse di un incubo, con realtà e immaginazione che si mescolano.

“Madri” è un’indagine sull’intimo, sul pudore, sull’identità, articolata attraverso il rapporto di un figlio, che ha da poco lasciato la casa in cui è cresciuto, con sua madre, una donna attorcigliata nei suoi pensieri. Ed è su questo ingarbugliarsi ossessivo del pensiero che il testo si fonda. Il limite fra ciò che è detto e ciò che è pensato va via via assottigliandosi, fino a diventare indistinguibile. Il dolore esistenziale che lega l’uno all’altra come un sorta di eredità, è rimosso, dimenticato. Di quel dolore rimane solo la superficie, parole leggere, racconti, eppure serpeggia come un fantasma, manifestandosi a sprazzi, in immagini che nemmeno loro riescono a identificare. La lingua di Pleuteri è al tempo stesso molto quotidiana e molto curata, e il suo meticoloso lavoro sul ritmo delle battute dà vita a personaggi che sembrano fluttuare in una realtà che li supera. Un’opera piena, fotografata in vari piani, dove niente è scontato, tutto sorprende ma nulla turba. I personaggi si parlano senza guardarsi ma comunicano chiaramente e intensamente, nella banalità di un dialogo familiare e nella profondità di un affetto che tracima dalle parole e va oltre, nel pensiero, nei meandri dell’immaginazione.

Per info e prenotazioni scrivere al numero whatsapp 339.5612798

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