L'intervista

Le interviste a protagonisti della scena parmigiana (e non solo) a cura di Francesca Ferrari, giornalista e critico teatrale.

LINO MUSELLA: "Tavola, tavola, chiodo, chiodo...", vita e genio di Eduardo

Raccontare Eduardo De Filippo attraverso le sue opere, ma soprattutto nel ricordo della sua vita, con i retroscena, le esperienze personali, le battaglie sociali e politiche che lo hanno consegnato alla memoria collettiva, e non solo alla storia del teatro. Parte da questa volontà ispiratrice lo spettacolo “Tavola tavola, chiodo chiodo…”, scritto e interpretato da Lino Musella, attore generoso e appassionato, già Premio Ubu 2019, Premio Le Maschere del Teatro italiano 2022 e tra gli interpreti più apprezzati nel panorama artistico italiano (non solo per i successi teatrali, ma anche per diverse partecipazioni in film e produzioni televisive di qualità), che sarà in scena venerdì 17 febbraio, alle ore 21.15 al Teatro di Ragazzola. Un affresco inedito del genio napoletano che trova nelle parole del titolo - tratte dalla toccante dedica che Eduardo scrisse in onore di Peppino Mercurio, suo storico macchinista, che lavorò per costruire il palcoscenico del San Ferdinando - la sua cifra distintiva e più umana.

Cosa l’ha portata a compiere questa approfondita ricerca nella vita di Eduardo, attingendo a fonti come  articoli, carteggi, appunti e a una fitta corrispondenza personale? “Sono stato stimolato dalle riflessioni emerse, durante la pandemia, sul mondo dello spettacolo e sulle sue sorti. La chiusura forzata dei teatri aveva aggravato una crisi del settore che era però preesistente; così mi sono rifugiato nelle parole dei grandi del passato, drammaturghi, poeti, filosofi, per trovare in qualche modo conforto, ma anche per cercare risposte utili al mio presente. L’approdo ad Eduardo è stato per me naturale attraverso il libro di Maria Procino Santarelli, “Eduardo dietro le quinte”, dove si racconta della sua figura di capocomico e impresario e della sua lotta per porre il teatro al centro di un processo culturale nazionale. Da qui è nata l’idea del progetto scenico, che si è arricchita di materiale e documenti preziosi, grazie al coinvolgimento di Tommaso De Filippo”

Per un attore come lei, nato a Napoli, cosa significa misurarsi con un genio teatrale della propria città? “Vuol dire avvicinarsi nel pieno rispetto della sua memoria, in realtà senza volersi misurare con la sua grandezza, ma guidati dal desiderio di scoprirlo più a fondo, di comprenderlo meglio, di provare a togliere quelle stratificazioni culturali che nel tempo abbiamo proiettato, volenti o nolenti, sulla sua figura. Oggi, anche in virtù del lavoro compiuto per questo spettacolo, ho la consapevolezza che tutti i grandi artisti hanno dovuto attraversare enormi sofferenze e fatiche”

Ma cos’è ancora oggi attuale nell’opera di Eduardo? “Non è da tutti scrivere dei capolavori e lui ci è riuscito; i suoi testi sono dei classici, continuano a parlarci, sanno creare risonanze profonde. Inoltre, Eduardo è stato testimone di se stesso, non è stato catturato dalla macchina cinematografica, ma se ne è in qualche modo servito, basti pensare alla registrazione in video delle messinscene delle sue opere, e questo ha reso attuale anche il suo linguaggio. Un artista a tutto tondo, sicuramente tra i più importanti”

Nelle parole del titolo risuona un omaggio alle maestranze del teatro. Quasi un invito a riconoscere il prezioso lavoro di tutte le professionalità coinvolte per comprendere appieno il processo creativo di un’opera… “Sì, penso che questo sia fondamentale per capire la natura del teatro stesso: conoscere il lavoro delle maestranze significa studiare l’interno del corpo teatro. Accedi a delle regole che funzionano poi per tutto l’organismo teatrale. Le tecniche del palcoscenico hanno principi molto simili alle tecniche recitative o a quelle organizzative. Conoscerle non vuol dire per forza praticarle, ma legittimarle e rispettarle”

Uno spettacolo che rileva, attraverso i carteggi, sorprendenti affinità tra le condizioni del teatro nel Dopoguerra e la difficile  situazione in cui versa il teatro oggi, un mondo artistico molto spesso vilipeso o ignorato dalle istituzioni. Dove è possibile ricercare una forma di difesa e reazione? “Credo che, al momento, sia possibile solo attraverso l’espressione artistica ma è un grande limite. Il rapporto con le istituzioni, con la classe dirigente, era oggetto di denuncia anche al tempo di Eduardo; purtroppo le condizioni sono rimaste inquinate perché gli artisti non vengono tuttora mai chiamati a partecipare a un tavolo politico, a un vero confronto. Manca un dialogo aperto e non averlo saputo instaurare in tutti questi anni penso sia un fallimento imputabile proprio alla politica”

Ricordare Edoardo senza interpretarlo. Come si riesce a creare un teatro di memoria che sia efficace, coinvolgente e non retorico? “È qualcosa che cerco di fare sempre, in tutti i miei lavori teatrali. Credo nella verità del fatto scenico che avviene nel qui e ora, e non sono amante delle immedesimazioni. La difficoltà sta nel riuscire a portare personaggi concreti attraverso le loro evocazioni. Il lavoro su Eduardo è stato particolare in tal senso: ho lasciato riaffiorare i ricordi legati alla mia formazione artistica a Napoli, ho ripreso le intonazioni del mio dialetto di origine, ho liberato tutto il mio amore per questo grande maestro del passato che ha ancora tanto da trasmetterci”

Prima volta a Ragazzola ma non ultima perché a marzo la rivedremo insieme a Paolo Mazzarelli in “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace. Uno spettacolo che sarà occasione per mettere sotto la lente d’ingrandimento un altro tipo di crisi, quale? “Sicuramente quella legata alle relazioni fra uomo e donna. Wallace riesce a sintetizzare una parte del suo mondo, dove ritroviamo molta ironia, anche se feroce. Il dispositivo scenico creato da Daniel Veronese prova a oggettivare quelle stesse questioni, e lo fa anche grazie a un intelligente scambio di ruoli, dove ogni attore riesce ad essere uomo e donna, vittima e carnefice, dunque il personaggio e subito dopo la sua controparte. Si creeranno così dei piani di ascolto molto interessanti che restituiranno l’oggetto del pensiero di Wallace. Dopo lo spettacolo su Eduardo, sarà bello poter ritrovare il pubblico di Ragazzola con un lavoro tratto da Wallace e a distanza di un tempo così breve"

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