La recensione

ZINGARETTI e POPOLIZIO INCANTANO L'ARENA SHAKESPEARE

Sono stati due intrepidi condottieri della narrazione in scena ad inaugurare gli appuntamenti di prosa dell’attesissima nuova stagione di Teatro Due: Luca Zingaretti nella lettura de “La Sirena”, dal racconto Lighea di Tomasi di Lampedusa, e Massimo Popolizio in “La caduta di Troia” dal Libro II dell’Eneide virgiliana. Due interpreti mirabili, lucenti, appassionati, beniamini di un pubblico che, nel tempo, li ha saputi apprezzare ed amare non solo a teatro, ma anche al cinema e in televisione, e che è accorso numeroso all’Arena Shakespeare, accettando di buon grado le nuove restrizioni anti-Covid (ma ripagato da un tiepido clima tardo-estivo e da una piacevole atmosfera di ritrovata condivisione “in presenza”). Due giganti della recitazione, molto diversi fra loro, ma parimenti capaci d’incantare la platea, nel loro essere campioni assoluti di magnetismo espressivo e virtuosismo vocale.

Così, per due serate, sabato 12 e domenica 13 settembre, Luca Zingaretti ha catturato gli spettatori con màlia prodigiosa, come prodigiosa era la vicenda narrata nel bellissimo racconto, pervaso di uno splendente lirismo. Storia di un doppio incontro speciale: quello fra un giovane giornalista, Paolo Corbera, e un anziano senatore, illustre ellenista, Rosario La Ciura, distanti tra loro per età e modus vivendi ma affini nell’amore per la propria terra natia, la Sicilia; e poi quello ben più incredibile, enigmatico, determinante fra lo stesso La Ciura e una creatura magica, una sirena. Bravissimo Zingaretti a raccogliere con dedizione e sensibilità il testo e a restituirlo in tutta la sua carica allegorica, poetica e sensuale, avvalendosi di una raffinata e precisissima modulazione della voce, di una impareggiabile versatilità nei registri, e di una gestualità attenta, misurata e mai preponderante sulla parola, la quale si ripiega rispettosa solo alle note mediterranee, calde e struggenti di Germano Mazzocchetti, suonate dalla fisarmonica di Fabio Ceccarelli. Armonioso fluire di parlato e musica, che appoggia quella “sintesi di sensi e ragione”, “quella vivacità quasi carnale della cultura classica” di cui palpita la scrittura. C’è tutta una simbologia nella dialettica fra i due protagonisti, estesa poi alla narrazione di contenuti, riflessioni ed aneddoti, che rievoca questa potente idea di seduzione, di erotismo intellettuale unito a una tensione verso il sublime di cui la sirena diventa metafora, figura immortale capace di esprimere “una bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia”. Nel racconto vivido e suadente di sapori, paesaggi e profumi lontani, vibra tutta la passione della terra siciliana, il suo carattere ancestrale e primitivo, ma anche la ricchezza di queste misteriose significanze spirituali che Zingaretti riesce a cesellare con dovizia artigiana. Lunghissimi applausi hanno salutato quest’ultima replica dello spettacolo che proprio a Teatro Due ha visto la sua genesi, come ha dichiarato lo stesso Zingaretti, il quale, al termine delle due serate, si è congedato omaggiando il pubblico femminile con un altro cadeau recitativo: l’interpretazione della poesia a lui più cara “Ho sceso dandoti il braccio” di Montale.

Esaltante anche la serata di sabato 19 settembre, che ha visto in scena Massimo Popolizio, interprete di eccezionale levatura artistica, qui alle prese con un capolavoro della letteratura classica, l’Eneide, e nello specifico quegli ardenti passaggi tratti dal Libro II, in cui si narra della guerra di Troia e della fuga di Enea. Un viaggio avvincente, trascinante, intenso, tra epiche battaglie, miti ed eroi fondanti il nostro patrimonio culturale, dove l’alto pregio poetico della parola scritta prende vigore, energia, tenacia dalla dirompente forza interpretativa di Popolizio, capace di creare veri e propri quadri visivi nel racconto. Parola che si fa corpo e voce, ma anche sangue, lacrima, sudore, e sentimento, sia questo afflato paterno, amore coniugale o commozione per la patria perduta; verità di vita e morte depositata nell’epos latino che Popolizio governa sapientemente, con adesione e sincerità, da grande maestro della scena. Del resto è intento manifesto dell’interprete riuscire a “far vedere quello che si leggerà”, come confida in apertura di recital, invitando il pubblico a soffermarsi sulla modernità dell’Eneide non solo per i temi e i contenuti universali ivi trattati, ma anche per la particolare e attualissima forma di scrittura adottata dal suo insigne autore (“se ci pensate sembra la sceneggiatura di un film, con campi lunghi e primi piani; uno straordinario kolossal, o la più preziosa antesignana di quello che possiamo oggi guardare in una coinvolgente serie di Netflix. Insomma, il cinema prima del cinema”). La voce avvolgente e profonda di Popolizio, a cui fa da contrappunto il suggestivo estro musicale di Barbara Eramo e Stefano Saletti, originali cantori e interpreti di evocative composizioni sonore di forte impronta mediorientale, consegna agli spettatori un testo antico, conosciuto dai più, mutuandolo in un racconto vitale, pulsante, possente e per questo oltremodo stupefacente. Meritata l’ovazione finale del pubblico, tributata al superlativo Popolizio ma anche a tutta l’eccellente compagine artistica dispiegata in scena.

Grandi nomi del teatro, dunque, e spettacoli di altissima qualità a segnare la riapertura di stagione di Teatro Due. E se questo è solo l’inizio… 

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