L'intervista

Le interviste a protagonisti della scena parmigiana (e non solo) a cura di Francesca Ferrari, giornalista e critico teatrale.

DAVIDE CAVUTI: "TANGO E POESIA PER PARLARE D'AMORE"

Dopo il grande successo dello scorso anno con lo spettacolo “Itaca”, a fianco di Lino Guanciale, torna, sabato 20 luglio, al Festival di Torrechiara Renata Tebaldi, Davide Cavuti, musicista, compositore, regista e uno tra i più stimati e premiati autori di colonne sonore (con film diretti da Michele Placido e Pasquale Squitieri, in primis, e riconoscimenti ottenuti quali il “Premio Flaiano” nel 2017 per la regia del film “Un’avventura romantica” e il “Premio Carlo Savina” per la musica da film, senza dimenticare le preziose collaborazioni intrecciate con Ennio Morricone, Luis Bacalov e Nicola Piovani). L’edizione 2019 del Festival di Torrechiara ritroverà, dunque, Cavuti autore e regista, oltre che magistrale interprete musicale con la sua ammaliante fisarmonica, di “Tango y Amor”, recital-concerto questa volta interamente dedicato all’amore. Con lui sul palcoscenico, l’Ensemble di musicisti composto da Antonio Scolletta, al violino, e da Martin Diaz, alla chitarra, ma soprattutto la voce recitante di un autentico gigante del teatro, Ugo Pagliai. Il sentimento per eccellenza verrà raccontato attraverso i versi più celebri dei grandi poeti, soprattutto quelli latinoamericani, e sulle note suadenti del miglior tango argentino che immergeranno nelle appassionate e malinconiche atmosfere di Buenos Aires (e non solo).

Un recital che celebra l’amore, ma calato nelle suggestioni e nelle sonorità sudamericane, comunemente più legate a un’idea di eros e passione. Perché questa scelta? “Devo partire da quello che rappresenta per me il tango: un caleidoscopio di emozioni che vibrano come un mantice. Ho sempre interpretato brani di tango e ho sempre amato farlo. A tal proposito mi piace prendere a prestito una citazione di Borges: “sembra proprio che senza i crepuscoli e le notti di Buenos Aires non possa nascere un tango”. Anche se quello a cui lui si riferiva era quasi sicuramente un tipo di tango legato al malaffare, al popolo, ai quartieri più umili, mi piace pensare che quella musica con la sua sensualità, l’aura di mistero, la tormentata nostalgia, si possa riscrivere in altri luoghi e senza imperativi di comportamento. Il tango è un modo per far parlare il proprio corpo, una musica che evoca il tocco, l’abbraccio. Se poi a questo aggiungiamo le più belle poesie di Garcia Lorca, Neruda, Borges, ecco che si reinventano come per magia le notti di Evaristo Carriego di cui scriveva Borges. Ma l’amore raccontato nel recital non è solo quello di coppia: parleremo anche delle madri di Plaza de Mayo attraverso i brani “Desaparecidos” e “Yo soy José” tratti dal mio ultimo libro “Le Vite” (2019, SL Editore). Sarà dunque un tributo all’amore universale, dove non mancheranno riferimenti a grandi poeti italiani come Leopardi, nell’anniversario dei duecento anni dalla scrittura della lirica perfetta: l’Infinito.

Come nasce il suo sodalizio con una leggenda della scena quale Ugo Pagliai e perché ha pensato proprio a lui per questo progetto? “La collaborazione tra me e Ugo è iniziata nel 2005, quando lui interpretò lo spettacolo Popoli del Mondo, di cui ero autore e regista. Abbiamo poi continuato a lavorare insieme in altri progetti teatrali che avevano proprio la poesia come protagonista e ci siamo incontrati professionalmente anche per il cinema: Ugo è, infatti, tra gli interpreti di “Preghiera”, un documentario di cui ho firmato la regia, dedicato alle popolazioni colpite dal sisma dell'Aquila e del Centro Italia e che ho avuto l’onore di presentare al 74° Festival del Cinema di Venezia. Superfluo dire che Pagliai è uno dei più importanti attori che abbiamo in Italia ed è quasi naturale parlare di poesia con lui. Un altro grandissimo del teatro, Giorgio Albertazzi con cui ho avuto il piacere di collaborare, ripeteva spesso “la poesia potrebbe salvare il mondo”. Credo che sia proprio così: la poesia sa unire, lo fa con le immagini, con le suggestioni e con i sentimenti. Tutta questo riesce ancora più facile a uno straordinario artista come Pagliai”

Quali componimenti musicali ascolteremo nel recital? “Alcuni dei brani più celebri di Piazzolla, Troilo, Villoldo, musiche che hanno fatto parte di colonne sonore cinematografiche indimenticabili. Lo stesso titolo scelto per il recital, “Tango y amor”, è in realtà una creazione di Troilo. Ma eseguiremo anche musiche di Bacalov, come quella tratta dal film “Il postino” e ovviamente alcuni dei capolavori di Gardel, che forse più di tutti può essere considerato il padre del tango. Tra questi grandissimi, avrò il privilegio d’inserire anche qualche tango che ho composto io”    

Per quanto riguarda la selezione dei versi poetici, invece, cosa l’ha ispirata? “La scelta delle poesie è stata fatta insieme ad Ugo, abbiamo deciso di portare quei brani che erano a nostro avviso più emozionanti e che meglio rientravano in quel discorso “amoroso” che è il tema portante del lavoro. Ci ha guidati l’idea di poesia in cui si possa respirare amore e libertà, esattamente quanto evoca il tango stesso. Ai brani dei più illustri poeti sudamericani e iberici, abbiamo poi aggiunto alcuni componimenti dei più famosi poeti italiani”

Tanto teatro ma anche tanto cinema per lei, dietro la macchina da presa. Proprio recentemente ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale. Di cosa si tratta? “E’ un film documentario sulla vita e l’opera di Ovidio, dal titolo “Lectura Ovidii”, a cui lo stesso Pagliai ha partecipato, e come lui altri straordinari interpreti tra cui Michele Placido, Maria Rosaria Omaggio, Pino Ammendola, Maddalena Crippa, Lino Guanciale. Ho avuto la gioia incredibile di ricevere l’“Award of Excellence” all’ultimo ICFF Italian Contemporary Film Festival di Toronto. Un premio che ha ripagato dell’impegno speso a creare un’opera che inizialmente poteva apparire di nicchia e che, invece, sono orgoglioso sia arrivato proprio con questo film: parlando ancora d’amore, Ovidio fu uno dei più grandi e coraggiosi poeti dell’amore, al punto tale che venne addirittura esiliato per un certo suo ardire nei versi. Sono felice anche di anticipare che il film verrà presentato molto probabilmente in altri festival e da novembre dovrebbe essere in distribuzione in alcune sale cinematografiche. Un lavoro che, grazie anche al prestigioso cast coinvolto, ridà luce a uno dei più autorevoli poeti mai esistiti”

Ma c’è un attore o un’attrice con cui desidererebbe collaborare? “Ho avuto la fortuna di accompagnare con la musica o di dirigere degli autentici mostri sacri del teatro e del cinema, e attualmente sono in tournée con un gigante come Michele Placido e con il bravissimo Lino Guanciale, che ha vinto il Premio Ubu 2018 come miglior protagonista teatrale. Se devo, però, svelare un mio desiderio non ancora esaudito non posso non fare il nome di Sophia Loren. Collaborare con lei sarebbe incredibile, un orgoglio senza pari, anche perché a questa straordinaria attrice è legata un’altra figura a me molto cara, quella del compositore Alessandro Cicognini che scrisse molte delle musiche dei film proprio nel periodo in cui la Loren primeggiava sul grande schermo. Io stesso ho omaggiato questo grande musicista nel film “Un’avventura romantica”

Tornando alle poesie dello spettacolo che ascolteremo a Torrechiara, ce n’è una a cui si sente particolarmente legato? “Senz’altro “Ode alla pace” di Pablo Neruda, poiché induce a riflettere su un nodo cruciale del nostro presente, su quanto oggi non riusciamo a vivere con interezza e consapevolezza. La poesia e la cultura in generale non possono che fare questo: stimolare riflessioni più attente, più profonde su ciò che ci circonda. Nell’”Infinito” di Leopardi, ad esempio, si può anche leggere un invito ad aprirsi, a non chiudersi su se stessi, ad accogliere, oltre agli infiniti spazi, quei fratelli che vagano senza tregua e speranza”

Ma oggi qual è il mezzo più efficace per parlare d’amore, a parer suo? La poesia, la musica o cos’altro? “Resto ancora un sostenitore dello sguardo tra due persone, ma una musica può aiutare a comunicare, e la poesia è anche musica, se pensiamo alla metrica dei versi. Così come la bella musica è pura poesia. Forse è proprio quella prospettiva diversa, oltre la realtà, che sanno aprire la musica e la poesia quando viaggiano insieme, quell’immaginario soggettivo dove vive e cresce il sentimento, a rappresentare oggi il linguaggio più efficace, ma soprattutto necessario, per parlare d’amore”

Per info e prenotazioni: www.festivalditorrechiara.it

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