L'intervista

Le interviste a protagonisti della scena parmigiana (e non solo) a cura di Francesca Ferrari, giornalista e critico teatrale.

ROBERTO LATINI: "LA DELICATEZZA DEL POCO E DEL NIENTE E LA SUA TENEREZZA"

E’ un rapporto consolidato, fondato su profonda stima e comunione di intenti artistici, quello che muove ad ogni stagione lo straordinario interprete, nonché autore e regista, Roberto Latini a salire sul palco del piccolo ma attivo e tenace Teatro del Tempo di Parma. La bravura indiscussa di questo artista, tra i più rappresentativi e applauditi della scena contemporanea (già vincitore di numerosi Premio Ubu e in lizza anche quest’anno con due nomination per la regia di “Sei. E dunque perché si fa meraviglia di noi?” e “Il teatro comico”) omaggerà stavolta, attraverso la lettura di alcuni componimenti, una delle poetesse moderne più amate, la cesenate Mariangela Gualtieri, in un lavoro che andrà in scena sabato 8 alle 21 e domenica 9 dicembre alle 17 e che reca nel titolo stesso, “La delicatezza del poco e del niente”, il senso di una scrittura amorevole, umana, benevola, capace di abbracciare e sollevare. Latini darà voce e corpo ai versi della Gualtieri in un concerto poetico che oltrepassa, grazie alla levatura del suo interprete, il significato semplice di reading.

Come è stato pensato questo lavoro? “E’ nato per la mia personale attrazione verso la poesia della Gualtieri e per la condivisione delle nostre vedute e ispirazioni. Conosco Mariangela da 20 anni, e proprio in occasione di un nostro incontro, circa 10 di anni, è sorta in me l’idea di dedicare un lavoro ai suoi meravigliosi versi. Ero ospite a cena nella sua casa di campagna, in una splendida serata d’estate, e il nostro scambio di parole e riflessioni ha coinciso con l’improvvisa apparizione di tante lucciole. Quel ricordo bellissimo, che oserei definire epifanico, mi ha accompagnato per lungo tempo e mi ha portato infine ad accostarmi alle sue poesie in un modo nuovo, più profondo e consapevole. Ne ho parlato con Mariangela che mi ha così fornito il bellissimo materiale da cui avrei potuto attingere per costruire un lavoro teatrale. Il titolo di quanto avevo composto è stato, però, scelto da Mariangela stessa. Sono tutte poesie luminose, a cui mi avvicino con grande rispetto e amore: alcune non le ho nemmeno volute imparare a memoria per mantenere quel medesimo stupore, quel senso di meraviglia che si percepisce quando si leggono la prima volta”

C’è un filo conduttore, un tema particolare che lega le poesie da lei scelte? “Direi un paio. Occorre partire dal presupposto che Mariangela non è solo una sublime poetessa, ma anche una donna che scrive per il teatro. Ho privilegiato quelle poesie in cui si percepisse questa sua caratteristica, dove mi fosse consentito di magnificare la parola “detta”, non solo “letta”. La scelta è poi caduta su quelle in cui emerge più che altrove la tenerezza, l’intimità. Posso dire che la drammaturgia di questo lavoro si è costruita molto nella sensazione, più che in risposta a una strategia di scrittura. C’è sottostante a tutto un percorso emozionale sentito e riconosciuto, e il merito è sicuramente di Mariangela, della ricchezza di immagini della sua poesia.”    

Dopo il “Cantico dei Cantici” un nuovo concerto per voce sola che è un inno alla bellezza e alla forza comunicativa della poesia. Un percorso artistico che segue precise istanze? “Per noi tutti, intendo come compagnia Fortebraccio Teatro che produce il lavoro, volgere lo sguardo alla poesia della Gualtieri è stato il passo successivo naturale, spontaneo, al “Cantico”. Sono contento quando notano e mi chiedono della sincerità di questo conseguente approccio alla bellezza del verso poetico. Quello di Mariangela è, se vogliamo, un Cantico disarmato, ma altrettanto potente. E’ un cercare di stare dentro a quella luce e a quella forza dettata dalle parole e dalle immagini in un altro modo, ma pur sempre efficace ed evocativo. Ed è questa energia che si vuole ripetere a teatro: qui riescono certe magie che fuori non spesso accadono”.

Parafrasando il verso del titolo, pensa che il teatro possa rappresentare oggigiorno un luogo esemplare dove salvare la delicatezza e la tenerezza, anche attraverso la sola parola poetica? “Lo penso fortemente. E questo anche per la stessa disposizione delle persone. Non a caso uso questo termine, “disposizione”: è un mettersi, disporsi, insieme all’ascolto, alla visione e dunque al pensiero e all’emozione. E poi non credo che ci sia un altro luogo in cui si possa fare questo, stando in silenzio.”

Nel rito teatrale collettivo così concepito e vissuto quanto conta la parola, quanto la musica, e quanto il silenzio da lei citato, la pausa che deposita verbo e suono? “E’ tutto nello stesso respiro, una fusione anche spirituale, se vogliamo, che soffia dentro ogni cosa. Del resto poesia e musica hanno molte affinità: i versi poetici sono combinazioni speciali, sono formule, simili agli spartiti musicali, o agli incantesimi, che una volta pronunciati nel modo giusto, sanno davvero creare e diffondere magia.”

Tra i versi poetici della Gualtieri ce ne è uno a cui è particolarmente legato e perché? “Non uno in particolare, ma tutti quei passaggi dove si parla della gioia. Mariangela è una poetessa, credo la sola, capace di scrivere e parlare della gioia autentica. Ed oggi, nel mondo in cui viviamo, è sempre più difficile provare gioia”

 

(foto: Benedetta Pratelli)

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