L'intervista

Le interviste a protagonisti della scena parmigiana (e non solo) a cura di Francesca Ferrari, giornalista e critico teatrale.

LUCA NUCERA: "Nel film Lovers c'è la mia voglia di sperimentare ed essere curioso"

Malgrado la giovane età (33 anni), Luca Nucera è da molti riconosciuto come uno degli attori più carismatici, completi ed eclettici dell’attuale Ensemble stabile di Teatro Due. La generosità delle sue interpretazioni è tratto distintivo del percorso da lui intrapreso in 9 anni di intensa collaborazione con la realtà parmigiana, dopo una formazione accademica di prim’ordine conseguita alla Scuola del Piccolo di Milano. E nel tempo, Nucera ha saputo crescere con dedizione, entusiasmo e riconoscibile passione in questo lavoro che lui stesso definisce “di grande responsabilità culturale”.

Dopo averlo applaudito in quasi tutte le più importanti produzioni di Fondazione Teatro Due degli ultimi anni, e in ruoli sempre diversi ma congeniali alla sua vena istrionica e alla particolare, trascinante espressività, il pubblico parmigiano potrà ora ammirarlo anche sul grande schermo nel film indipendente “Lovers” del regista Matteo Vicino, ambientato a Bologna e prodotto dall’azienda Pucci di Lugo. Di questa pellicola, in cui l’attore milanese sarà uno dei protagonisti- calandosi nei panni di ben quattro differenti “characters”- si è molto parlato nelle ultime settimane sia per le critiche entusiastiche con cui è stata accolta, sia per gli innumerevoli premi e riconoscimenti che ha già ricevuto nel circuito dei più prestigiosi festival internazionali di settore.

Così, dopo l’uscita in diverse sale nazionali, “Lovers” approda finalmente a Parma il 9 maggio alle 21.00 al cinema Astra, per grande soddisfazione degli operatori e dello stesso Nucera, affettivamente, oltre che professionalmente, legato alla nostra città (e proprio Nucera, insieme al produttore Stefano Pucci, sarà presente per incontrare gli spettatori al dibattito che seguirà la proiezione del film).

Tanto teatro per te, anche se un paio di anni fa ti eri già cimentato nel cinema, e ora sei protagonista in un film premiatissimo. Cosa comporta la recitazione davanti alla cinepresa rispetto a quella teatrale? “Sono due linguaggi diversi, due modi di comunicare troppo lontani, seppure legati tra loro. A teatro il lavoro dell’attore si traduce in un continuo donare se stessi al pubblico, e il battito del pubblico si sente, è presente, restituisce quel dono. Al cinema l’emozione, e così la recitazione, viaggia su binari differenti. Forse è nel momento in cui il regista dice “Ciak! Azione!” che un attore rivive l’istante più affine alla dimensione teatrale. Ma per il resto davanti alla cinepresa è quasi un trattenersi, un giocare con la mimica del volto; una battuta la si può anche solo pensare, non c’è un darsi continuamente al pubblico, in tutta la propria persona, come avviene, invece, a teatro. Questa per me è stata la difficoltà più grande, ma anche lo stimolo più forte, una prova da superare. Ammetto che per ora mi sento più a mio agio sul palcoscenico, ma credo che dipenda solo dal fatto che mi sono formato lì, in quel contesto. Recitare al cinema è estremamente divertente, istruttivo e complementare al lavoro sulla scena: lo scambio tra recitazione al cinema e recitazione a teatro è davvero una benzina per crescere professionalmente. E io sono affamato di queste esperienze di crescita”.

Quanto ti è stata utile la grande versatilità acquisita a teatro nell’affrontare ben quattro ruoli diversi nello stesso film? “ Indubbiamente tantissimo, anche se, come dicevo, in alcuni momenti ho dovuto quasi trattenermi nell’approfondimento di questo o quel carattere. Potrei dire che l’immenso e prezioso bagaglio di esperienza teatrale mi è stato utile anche nel disciplinarmi in questo approccio”

A quale ruolo tra quelli interpretati in “Lovers” sei più affezionato e, per contro, a quale tuo personaggio teatrale? “Nel film, il personaggio che più mi diverte è forse il primo, l’imprenditore, una vera carogna, e, in controbattuta, l’ultimo, colui che è un po’ il suo alter ego, il ghost writer, un uomo che ha studiato tanto e che sa il fatto suo. A teatro, invece…beh…non può che essere Puck di “Sogno di una notte di mezza estate”, ruolo che ho interpretato sia con il regista Le Moli, ma anche quando studiavo. Me lo sento addosso, molto vicino alle mie corde interpretative”.

Tra le numerose critiche ricevute, in ambito cinematografico o teatrale, quale ti ha colpito di più e perché? “Ne cito una di cinema apparsa questo mese su Coming Soon dove, parlando di “Lovers”, sono stato definito “ipnotico”. Mi è piaciuto molto questo aggettivo perché credo che corrisponda appieno anche all’atmosfera del film. Devo confessare, però, che di solito non leggo quello che i critici scrivono del mio lavoro; o meglio, leggo ma bado poco ai complimenti e rifletto solo sugli appunti negativi che possono aiutarmi a migliorare. Nel complesso, comunque, faccio il mio lavoro indipendentemente dalle recensioni, in grande autonomia e serenità. Del resto, sono consapevole che quello dell’attore è un compito. Da giovanissimo lo vedevo come un gioco, ora no. Ora lo vedo come un mestiere bellissimo con diritti e doveri, dove si ha il privilegio di essere ascoltati, di usare la parola con coscienza e dove, proprio per questo, bisogna avere una grande apertura di sguardo sul mondo. Noi attori siamo comunicatori e non riesco a non considerare la responsabilità civile del mio lavoro. Basti pensare alla serietà con cui affrontiamo l’”esercizio sulla memoria” : siamo portatori di un’arte che ci dà la possibilità di mantenere viva la memoria della nostra cultura e di trasmetterla con la voce e il corpo.”

Ma quali sono, a parer tuo, le caratteristiche fondamentali che deve avere un bravo attore? Hai un modello recitativo a cui ti ispiri? “Oltre alla memoria e allo studio, credo che sia fondamentale avere una grande capacità di ascolto, rendersi conto di essere animali sociali. Ecco perché non amo la parola “artista” quando devo parlare di me, è troppo inflazionata. Preferisco sentirmi e definirmi come qualcuno che opera nel campo della comunicazione. Tra le mie fonti di ispirazione, non posso non citare Peter Sellers per quanto riguarda il cinema. A teatro, invece, sono troppi i nomi che vorrei ricordare, anche se non mi sento vicino a nessuno in modo particolare e a nessuno voglio assomigliare. Ho imparato che proprio questo è il bello: che ognuno ha il suo strumento e ognuno ha le sue caratteristiche uniche e i suoi limiti. Oggi posso dire che ho capito cosa o chi non voglio diventare e, come disse un mio professore, “senza mai perdere la curiosità”.

Il pubblico parmigiano ti ama e ti segue ormai da tempo, ma cosa diresti se tu dovessi convincerlo a vedere “Lovers”? “(tradisce un inaspettato e leggero imbarazzo nella voce) Convincere il pubblico? Non ce n’è bisogno: il film è ben fatto, ben recitato da tutti, divertente, originale, caleidoscopico e, a chi mi ha visto a teatro dico che… io in questo lavoro sono sorprendente, nel senso che a tratti non mi riconosco nemmeno io! (ride)”

Come sai “Teatropoli” è una pagina dedicata al Teatro e non si può non chiudere con una domanda attinente: quale sarà il tuo prossimo impegno sulla scena? “La prossima settimana ci sarà la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione estiva all’Arena Shakespeare e lì verrà svelato tutto il programma. Posso, però, anticipare che tra gli eventi in cartellone avremo anche una speciale versione con la Filarmonica Arturo Toscanini di “Molto rumore per nulla” per la regia di Le Moli, dove io vestirò i panni di Claudio. Ma prima di allora…vi aspetto al cinema!”

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